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Supplemento del Giornalino del mese di marzo 2010 Stampa la pagina |
Inviato da : olimpieri  Venerdì, 26 Febbraio 2010 - 09:27
News

Il Centro Sociale Anziani pubblica il supplemento del Giornalino di marzo 2010

Charles Perrault

I desideri inutili

C'era una volta un povero boscaiolo che, stanco della sua faticosa vita, aveva una gran voglia, a quanto diceva, di andarsi a riposare nell'altro mondo. Infatti, dal giorno che era nato, la Provvidenza non aveva mai soddisfatto uno solo dei suoi desideri. Un giorno che si lamentava così nel bosco, ecco apparirgli, con tanto di fulmini in mano, Giove in persona. Figuratevi la paura che ebbe il pover’uomo. "Non desidero nulla" disse lui, gettandosi con il naso a terra. "Niente desideri da parte mia, niente fulmini da parte vostra; signor mio, facciamo come se nulla fosse stato". "Non aver paura" gli rispose Giove, "i tuoi lamenti mi hanno commosso ed io vengo a dimostrarti che mi fai torto. Stammi bene a sentire: io, che sono il padrone del mondo intero, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che tu formulerai su qualsiasi soggetto. Cerca quello che ti può rendere felice, cerca quello che ti può dar soddisfazione e, poiché la tua fortuna dipende dalle tue richieste, pensaci bene prima di pronunciarle".

Così detto, Giove se ne risalì in cielo, e il boscaiolo, tutto allegro, abbracciò in mancanza di meglio le sue fascine, se le mise in spalla per tornare a casa, e mai quel peso gli era parso tanto leggero. "In questa faccenda" diceva fra sé trottando sulla via del ritorno, "non bisogna agire alla leggera. Si tratta di un caso interessante e sarà bene che mi consigli con mia moglie". Perciò appena entrato nella sua capanna di giunchi, incominciò a gridare: "Vieni qua, Beppina, facciamo un bel fuoco e stiamo allegri, ormai siamo ricchi, ci resta solo da esprimere un desiderio! E le raccontò tutto. A sentire il fatto, sua moglie si sentì brulicare in testa un mucchio di desideri, ma capì che l’affare era serio e che bisognava andar cauti. "Caro Biagio" disse a suo marito, "non sciupiamo l’occasione con la nostra impazienza e riflettiamo bene a qual partito ci dobbiamo rivolgere in simile occorrenza. Qui devi essere serio, prudente e circospetto: rimettiamo a domani il primo desiderio e intanto andiamo a letto". "Giusto" convenne quel brav’uomo di Biagio, "ma vammi a prendere un po’ di vino dietro quelle fascine".

Quando lei fu tornata col vino, Biagio bevve e schioccò la lingua contento allungandosi sulla sedia presso il fuoco. Poi, preso dal piacere del riposo, disse: "Con un così bel fuoco, come verrebbe a proposito una bella focaccia!". Non aveva ancor finito di parlare che sua moglie, piena di stupore, vide un’enorme focaccia spuntare dall’angolo del camino e avvicinarsi a lei. Diede subito un grido di meraviglia, ma non tardò a capire che quel portento era stato causato dal desiderio espresso da suo marito per pura stupidaggine, e allora incominciò a rovesciar vituperi sullo sciagurato sposo. "Come si fa a desiderare una focaccia" diceva, "quando si possono chiedere imperi, ori, perle, rubini, diamanti grossi come nocciole e abiti da regina?". "Beh, ho avuto torto" rispose lui, "ho sciupato un desiderio, ho commesso una grande baggianata, farò meglio un’altra volta". "Bel discorso" rimbecco lei. "Per desiderare una cosa simile bisogna essere più bestia di un bue!".

Il marito, che incominciava ad arrabbiarsi, per poco non espresse entro di sé il desiderio di essere vedovo, ma si trattenne. Tuttavia andò fuor dei gangheri lo stesso. "Gli uomini" gridò "son proprio nati per tribolare. Accidenti alla focaccia e a quando l’ho desiderata. Dio volesse, brutta pecora, che ti si attaccasse al naso!". Subito il Ciel benigno la preghiera ascoltò e Biagio non l’aveva ancor finita che al naso della moglie inviperita quell’enorme focaccia si attaccò. Al prodigio, egli restò assai male: Beppina era graziosa e, a dirla francamente a chi vuol sapere, quell’ornamento in faccia alla sua sposa non ci faceva punto un bel vedere. Tuttavia, con quel ciondolo sul mento, fu subito evidente che non poteva parlare a suo talento: vantaggio così chiaro e manifesto per uno sposo che, per un momento, pensò quasi di non chiedere più niente e rinunciare al resto. 'Certo' pensava tra sé, 'dopo una simile disgrazia, col desiderio che mi rimane potrei diventare re tutto d’un colpo. Nulla eguaglia, è vero, la grandezza di un sovrano, ma bisogna anche pensare alla faccia che avrebbe la regina e al dolore che proverebbe se la mettessi sul trono con un naso lungo quattro spanne. Bisogna consultarla in proposito e far decidere a lei stessa se preferisce diventare regina, tenendosi quel terribile naso, o rimanere boscaiola con il naso che aveva prima'. La cosa fu considerata da ogni parte e, sebbene ella conoscesse l’importanza di uno scettro e sapesse che, quando si è incoronati, si ha sempre un bel naso, tuttavia preferì riavere il suo bel nasino che essere brutta e regina. Così il boscaiolo rimase quello che era, non divenne monarca né si riempì la borsa di scudi, e fu felice di poter impegnare l’ultimo desiderio che gli restava per rimettere la moglie nella condizione di prima.

Dobbiamo dunque dir che i disgraziati,

ciechi, imprudenti, inquieti ed avventati,

faranno molto bene a rinunciare

ad ogni desiderio e aver pazienza:

perché pochi di loro sanno usare

con senno i doni della Provvidenza.

Poesie stagionali

Elogiando la buona stagione

Come nobile donna che s’adorna,

svegliandosi da un sonno lungo assai

così è la primavera che ritorna,

sempre gentile e bella più che mai;

un fantastico genio lei soggiorna

che tu soltanto valutarlo sai,

sai ridare alla terra l’energia,

che sembra quasi un gioco di magia.

 

Ecco la calda estate presto arriva,

prima la messe imbionda, poi matura,

questa è la stagione sempre attiva,

che tiene sveglia tutta la natura;

ai monti, al mar la vita è positiva

e anche un buon raccolto ci assicura

perché il sole con il suo calore

inietta in ogni frutto il buon sapore.

Francesco Olimpieri (Checchetello)

 

              Nozze d’oro

(4 febbraio 1960 – 4 febbraio 2010)

Già cinquant’anni, Antò, sono passati

dal quattro di febbraio del ‘sessanta:

questo era il giorno che ci siam sposati,

gioia nei nostri cuor ce n’era tanta

e tanta ilarità tra gli invitati.

Tu eri gioiosa, sembravi una santa,

e così con amore e con decoro

siamo arrivati ormai alle nozze d’oro.

 

Sempre umilmente col nostro lavoro

tre bei figlioli ci siamo concessi,

l’abbiamo amati meglio d’un tesoro

e oggi son genitori loro stessi;

noi speriamo che almeno pure loro

nel lor cammino facciano progressi,

vivendo in armonia una vita pura,

esser felici fin che vita dura.

 

Ormai la vita a noi fa un po’ paura

essendo un poco avanti già con gli anni,

cerchiam di non veder la parte scura

nel sopportare i piccoli malanni

che il logorio ogni giorno ci procura,

sperando che non faccia troppi danni,

e pure zoppicando tirar via

coi nostri familiari in armonia.

 

Io vorrei stare sempre in allegria,

lo sai io ho sempre voglia di cantare,

pur se non vibra più la voce mia,

senza la musica io non ci so stare,

vorrei che al mondo la malinconia

nessuno la potesse mai provare,

così facendo la mia voglia è tanta,

vivere assieme a te altri anni cinquanta.       Carlo Rossini

Il settantacinquesimo compleanno

(Ma quest’anno è già giunto a 78 anni)

Stamane, come sempre, mi so’ alzato

tranquillo e poi, guardandomi allo specchio,

mi sono detto: “Non sono proprio vecchio

con tre quarti di secolo passato;

pur se ormai d’usato c’è parecchio,

non mi vedo poi tanto malandato.

Così mi lavo, mi do un’allisciata

e come sempre affronto la giornata.

 

La vita non è ancora terminata,

c’è ancora molta voglia di far festa,

è inutile fasciasse già la testa

senza che prima te la sei spaccata.

Affrontiam con amore quel che resta,

qualche difficoltà va superata,

perciò viviam la vita in allegria,

restando sempre in buona compagnia.

 

Miei cari amici, questa teoria

sarà anche presunzione, ve lo ammetto,

questo è il consiglio che vi dà Carletto,

quel che è di buono non buttate via,

anzi cercate con la fantasia

qualcosa che vi dia ancor più diletto

perché questo è il sistema della vita,

da adottare finché sarà finita.

 

Questa giornata a me è molto gradita,

voglio sperar che per voi sia lo stesso,

‘ste baldoriate vanno fatte spesso,

non aspettiamo quando sia finita.

Voglio sfogliare ancor la margherita,

spero che molto ancor mi sia concesso,

ed or di bene a tutti auguro tanto,

di buontempone ognuno porti il vanto.

 

Vi chiedo scusa se ho parlato tanto,

ma questo sfogo mi andava concesso

e ve lo voglio dire fin da adesso,

mo’ prendo la chitarra, suono e canto.

Se qualche volta mi sentissi affranto,

voglio sperare di cantar lo stesso

perché questo è il mio modo, il mio destino,

vi bacio tutti, Carlo de Rossino.

Carlo Rossini - Cellere, 14 marzo 2007

            Donna

Donna, stella dell’universo,

dove sei tu c’è gioia, ordine, amore,

c’è la vita che nasce,

il profumo della primavera,

c’è la serenità o lo sconforto.

Tu che ci sei vicino,

devi aiutarci a non morire

perché siamo anche fragili

e abbiamo bisogno della tua spalla;

dunque se vuoi che le stagioni della vita

siano senza geli o nebbia,

facci sentire che ci consideri

per quello che siamo,

perché siamo tanto,

siamo tutto, perciò amaci.  Maria Catana

Come l’amore

Come fili d’erba,

ondeggiano al vento

i nostri pensieri,

come lente fiammelle,

svaniscono le nostre paure

come un fiume in piena,

travolti dalle nostre

emozioni.

Come il sorgere del sole,

come un tramonto

screziato,

liberi del nostro essere.

Come granelli di una clessidra,

scandito è il nostro cammino.

Come l’amore

può far esultare

anima – mente – cuore.  Gianni Capponi

La nascita della primavera

Dal selvaggio crinal di un alto poggio,

neonata sta a spiar la primavera,

e già di un verde manto lo fa sfoggio

col clima mite dell’atmosfera.

 

Benigni venti le son di appoggio

a questa diva dei fiori foriera,

le rondini ritornan nel suo alloggio

e al vecchio tronco va la capinera.

 

Di nuove gemme il bosco fa verdura

e i colli e i prati si ammantan di fiori:

è in fervore tutta la natura.

 

Al tuo risveglio esplodono gli amori,

è un concerto tutta la foresta

per l’armonia degli uccelli canori.  Anchise Cordeschi

Chi la fa l’aspetti

Nella strada un grillo saltellava

senza la minima precauzione,

mentre un passerotto l’osservava

pregustando una buona colazione.

 

Quando il momento gli sembrò propizio

per catturare quella preda ambita,

gli si lanciò addosso a precipizio,

ma la scena un gatto avea seguita.

 

Quell’imprudente gatto ghiotto,

dando un saggio della sua bravura,

con un balzo afferrò il passerotto,

 

ma un’auto a forte andatura

predatori e prede mise sotto,

schiacciando tutti con disinvoltura.  Luigi Olimpieri




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