Comune di Cellere

Supplemento del Giornalino di gennaio 2010

Articoli / News
Inviato da olimpieri 29 Dic 2009 - 09:15

Il Centro Sociale Anziani pubblica il supplemento del Giornalino di gennaio 2010

Elsa Boscardini

La storia di Alfred è veramente accaduta in un paesino dell’Inghilterra dove la gente ama e rispetta gli animali e la natura, per questo piante e fiori crescono ovunque e, insieme agli animali, sono curati con amore. Ogni casa ha i suoi spazi verdi, ogni paese ha il suo parco con tappeti erbosi, sui quali si può camminare scalzi, e con laghetti limpidi nelle cui acque si pavoneggiano eleganti cigni e anitre d’ogni specie. In quei giardini si può ascoltare il canto dell’usignolo e della cinciallegra, al tramonto quello dell’allocco e della civetta; è facile trovare sui bianchi sentieri gli aculei dell’istrice, incontrare ricci e scoiattoli giocherelloni che si nascondono o si rincorrono da un ramo all’altro, davanti agli occhi incantati e divertiti dei bambini e degli adulti.

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Alfred (un vecchio somaro) 

In un piccolo paese viveva una vecchia, povera e sola, la cui unica compagnia era Alfred, un vecchio somaro dal pelo grigio scuro e dal passo lento come quello della padrona, la quale gli era così affezionata da non volersi separare da lui nonostante la sua miseria.

Alla bestia capitava, infatti, di soffrire la fame perché doveva accontentarsi dei pochi cespugli d’erba brucati sui bordi della strada. Tuttavia, anche lui era legato alla sua padrona e, come un cane, la seguiva ovunque andava: al parco, al mercato, in chiesa, dato che la donna, per camminare, si appoggiava a lui.

Ogni domenica l’accompagnava in chiesa e, legatolo all’inferriata del cancello, pazientemente l’aspettava di fuori. I bambini che passavano l’accarezzavano con simpatia perché era una bestia mite. Finita la funzione religiosa, la donna lo slegava e piano piano se ne tornavano entrambi a casa, fermandosi di tanto in tanto, lei per riposarsi e lui per brucare un ciuffo d’erba.

Una domenica, però, la vecchia dimenticò, prima di entrare in chiesa, di legare il somaro alle sbarre. Per un po’ l’animale, pur essendo libero, stette lì fermo ad attenderla, come faceva di solito, ma ad un certo punto arrivò alle sue narici un profumo così irresistibile che lo indusse ad oltrepassare il cancello della chiesa.

Tutt’intorno al tempio c’era un verde prato in cui il somaro affondò subito avidamente il muso. Quale piacere tuffarsi in quell’erba fresca e tenera! Ce n’era dappertutto! Era tutta gustosa, profumata, tenera. Finalmente poteva saziare la sua fame di vecchia data!

Quella deliziosa scorpacciata durò per tutto il tempo della messa ed Alfred l’assaporò senza alcuna preoccupazione.

Finita la cerimonia religiosa, la vecchia uscì dalla chiesa. Non potete immaginare come rimase sconcertata nel vedere il suo amico pascolare beatamente nel prato della chiesa. In cuor suo era contenta per lui, però cosa avrebbero detto il prete e i fedeli? Era meglio far finta di niente e andarsene subito, senza fermarsi per i soliti saluti. Legò la fune al collo del somaro e, con gran fatica, lo strappò dal prato; imboccò il cancello a testa bassa per evitare gli sguardi di disapprovazione che la gente avrebbe sicuramente lanciato verso lei e il suo animale.

Il somaro adesso camminava più lento del solito perché la pancia piena appesantiva l'andatura, ma era soddisfatto; arrivato al suo ricovero, si addormentò beato come non lo era più da tanto tempo. La sua padrona, invece, non riuscì a chiudere occhio perché preoccupata per quanto era accaduto.

La domenica seguente, quando le campane cominciarono ad invitare la gente in chiesa, Alfred si presentò davanti alla porta di casa della sua padrona. recando in bocca la corda da farsi mettere al collo. S’incamminò spedito verso la chiesa dove l’aspettava il prato della cuccagna. La donna, al contrario, camminava ancora più lentamente perché non sarebbe mai voluta arrivare in chiesa.

- Bisogna in ogni caso affrontare la questione…- pensava tutta assorta- chiederò scusa ai presenti, d'altra parte il mio Alfred è un animale e non sa quello che è vietato fare. Il Signore ha affermato che bisogna dare da mangiare a chi ha fame e Alfred ne aveva d'appetito! Poverino, è ridotto pelle e ossa!

Intanto che preparava mentalmente la difesa del suo protetto, arrivò davanti alla chiesa dove trovò tutti i fedeli, con il parroco in testa, che aspettavano lei e il somaro. Fu il sacerdote a prendere la parola:

- Ci siamo accorti che Alfred viene a messa con più " fervore" di molte persone, perciò abbiamo deciso di accordargli il permesso di frequentare il prato della chiesa, non solo la domenica bensì tutti i giorni per non fargli più soffrire la fame. In cambio lui dovrà avere cura di… tenere l’erba sempre falciata.

La donna abbracciò Alfred che ragliò di gioia perché da quel momento diventò… un pingue giardiniere del verde prato.

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Poesie invernali ed altro

I 100 anni di Italia

Chi afferma che... l’Italia vada male

ha per risposta mia che sbaglia assai,

avendo una salute eccezionale

ed un vigore ch’io non vidi mai.

 

Avrete allor capito, ed è palese,

che non parlo dell’itala nazione,

ma della prima donna cellerese

che con gioia e con trepida emozione

 

è giunta a quel traguardo prestigioso

di spegnere ben cento candeline,

dinanzi ad uno stuolo affettuoso

di parenti e persone a lei vicine.

 

Nata nel millenovecentonove,

affrontando la vita con ardore,

Italia ha superato varie prove

con forza e con l’aiuto del Signore

 

che l’ha sempre sorretta nella vita,

e oltre al dono d’un fisico schietto

col bene più prezioso l’ha assistita,

quello d’un forte e lucido intelletto.

 

Or noi tutti alla cara festeggiata

vogliamo dimostrare i nostri affetti,

augurando con voce appassionata:

“Lunga vita ad Italia Radicetti!”.

Mario Olimpieri

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L’inverno

Delle altre stagioni ho già parlato,

però non so se sei l’ultimo o il primo.

Cerco dove deve esser collocato

perché, per me, più de l’altri ti stimo.

 

Dicono tutti che tu sei spietato,

parlan che sei una peste, una sciagura,

ma io che spesse volte l’ho valutato

sei l’equilibrator della natura.

 

Sarebbe un guaio se non ci fosse stato

per metter un freno all’altrui andatura,

avremmo visto un mondo squilibrato.

 

Par che tu dorma, ma è tutto un fermento,

ci sembri un paesaggio desolato,

ma è sol prodigio per il grande evento.

Anchise Cordeschi

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Tanti auguri, nonna!

81 anni

S’apre un giorno davvero speciale!

La mattina è fredda,

la nebbia copre ogni cosa,

anche la più piccola rosa.

Come mai tanta felicità

nel palazzo più isolato,

nel palazzo più dimenticato

di questa bella città?

C’è forse un bimbo appena nato

o un geranio sbocciato?

Oppure, miracolo,

han vinto all’enalotto?

No!

Ma nel tepore di un salotto

la nonna più formidabile

che il lupo ancor non ha

ingoiato

s’appresta ad infilare

ottantuno candeline

su una torta

di panna e crema.

Ottantuno anni, che favola!

Silvia Biselli

(nipote di Domenica Nicolai)

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All’olivo

Vedetta nel lungo cammino

sentinella nel buio,

nel sole, nel vento,

l’olivo rimane

maestoso nel tempo.

Sapore di cose lontane,

del triste ricordo che ancora rimane.

Le membra contorte

ancora rivede

raccolgono il frutto

che a loro concede.

Testimone del tempo

che cambia veloce

lui dona alla gente

della terra la voce.

Nell’argenteo brillar

delle foglie nel vento

rende il cuor

più gaio e contento.

Fiorella Tassoni

La vecchiaia

La vecchiaia, si sa, è una prigione

che non si accetta molto volentieri,

però bisogna farsi una ragione,

che oggi non sei più quello di ieri,

ormai è finita la bella stagione

incominciata con gioie e piaceri;

ora che la gioventù si è appassita,

il percorso da fa’ è tutto in salita.

 

Però questo è il ciclo della vita,

quando uno nasce è già scritta la sorte

e non cercar una via d’uscita

ché tanto troverai chiuse le porte.

Può esser lungo viaggio od una gita,

però alla fine ci aspetta la morte

che avvolge tutti nel suo manto nero

e prima o poi ci porta al cimitero.

 

Questa è la verità, non un mistero,

qui noi ci siamo solo di passaggio,

se poi il percorso sarà rosa o nero

tu lo conoscerai lungo il viaggio,

quindi è già tracciato il tuo sentiero;

non resta altro che farsi coraggio

e se le gambe non so’ tanto buone

cerca un po’ l’appoggio del bastone.

 

Ma per fortuna oggi c’è la pensione

che tutti i mesi ci passa lo Stato;

quello è un bel premio di consolazione

che nella vita ti sei meritato:

chi ha fatto l’operaio e chi il garzone,

pure la casalinga ha lavorato.

Oggi con l’aiuto de ’sta pensioncella

pure la vecchiaia può sembrar più bella.

Giuseppe Febbi

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Preghiera

Volge quieto al tramonto...

l’illusione del giorno sfiora

il nuovo sogno della sera.

Lo sguardo ambrato

di un ultimo bagliore

baluginante ad occidente

assorbe trasparenze divine.

D’azzurro sfuma al vespro,

melodiosa l’eco

d’invisibili campane

mistica diffonde una preghiera.

“Non permettere, Signore,

al vuoto buio oscurare

l’armonico disegno del creato.

Una fiamma d’amore illumini

i deserti misteriosi della vita

e dalle dure zolle inaridite

fioriranno preziose orchidee

fulgide di luce”.

Giunge la carezza della sera,

sfiorando un pallido

tramonto addormentato.

Sulle ali del sogno

s’innalzi verso il cielo

una nota di preghiera...

Anna Mancini

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La religione che cambia

Che cosa strana è diventato il mondo,

tutto è permesso, niente più è protetto

e in mezzo a ciò che ormai è moribondo

c’è pure la messa che sarà in dialetto.

Io non so se si sta toccando il fondo,

ma se così sarà anch’io l’accetto,

così un giorno, chissà quanto lontano,

il nostro Reverendo ce la dirà in grottano. (Nel dialetto di Grotte di Castro)

 

Ciò che invece non accetto è il fatto strano

che vonno levà Cristo dalle scuole;

io che insieme a tanti so’ cristiano

questo fatto devo dì che assai mi duole.

Non riesco a capì ‘sto gran baccano:

la nostra religione questo vuole,

e a chi nu je sta bene e è dispiaciuto

può ritornare da dov’è venuto.

Angelo Rossetti

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Tiepido

Un giorno,

uno dei tanti che rincorrono la vita,

vicino ad un fuoco mai spento

ascoltai l’illusione del vento;

mi avvicinai

al sapore del sole

e con le mani riscaldate

inzuppai

un sorriso nel cuore.

Marino Santinelli



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